Quello sguardo nell’ombra - Viaggio nel sentire di un mentalista
Pubblicato da Daniele Er in Attraverso i miei occhi · Mercoledì 06 Ago 2025
Tags: mentalismo, mentalista, crescita, personale, empatia, emozioni, storytelling, emotivo, intuizione, ascolto, profondo, relazioni, autentiche, consapevolezza, interiore, connessione, umana, racconto, mentalismo, empatia, storia, vera, mentalista, empatia
Tags: mentalismo, mentalista, crescita, personale, empatia, emozioni, storytelling, emotivo, intuizione, ascolto, profondo, relazioni, autentiche, consapevolezza, interiore, connessione, umana, racconto, mentalismo, empatia, storia, vera, mentalista, empatia

Quello sguardo nell’ombra
Viaggio nel sentire di un mentalista
Attraverso i miei occhi
Il teatro era pieno.
Il legno del palco scricchiolava piano sotto i miei passi. Le luci calde scivolavano sul volto delle persone come un abbraccio.
Sentivo le risate sincere, il silenzio carico nei momenti profondi, l’energia che si muoveva tra me e loro come un filo invisibile.
Il legno del palco scricchiolava piano sotto i miei passi. Le luci calde scivolavano sul volto delle persone come un abbraccio.
Sentivo le risate sincere, il silenzio carico nei momenti profondi, l’energia che si muoveva tra me e loro come un filo invisibile.
Una serata intensa.
Di quelle in cui tutto sembra allinearsi.
La gente si emozionava.
Sul palco, occhi lucidi. In platea, mani che si stringevano, sguardi complici.
Ridevano. Riflettevano.
Tutti… tranne lei.
Di quelle in cui tutto sembra allinearsi.
La gente si emozionava.
Sul palco, occhi lucidi. In platea, mani che si stringevano, sguardi complici.
Ridevano. Riflettevano.
Tutti… tranne lei.
In fondo alla sala, quasi inghiottita dall’ombra, c’era una donna che mi fissava immobile.
Non sorrideva.
Non applaudiva.
Non si muoveva.
Non sorrideva.
Non applaudiva.
Non si muoveva.
Solo gli occhi.
Fermi. Profondi.
Mi scrutavano.
Ma non con curiosità.
Con qualcosa di più cupo.
Fermi. Profondi.
Mi scrutavano.
Ma non con curiosità.
Con qualcosa di più cupo.
Provai a coinvolgerla.
Le chiesi se volesse salire sul palco.
Nessuna risposta.
Solo quello sguardo.
Uno sguardo che urlava qualcosa che non riuscivo ancora a sentire.
Le chiesi se volesse salire sul palco.
Nessuna risposta.
Solo quello sguardo.
Uno sguardo che urlava qualcosa che non riuscivo ancora a sentire.
E così andai avanti.
Ma dentro, quella presenza silenziosa non mi lasciava.
Era come se stesse lì a ricordarmi che non tutte le emozioni si manifestano con un sorriso.
Alcune si chiudono a riccio.
Alcune… si difendono.
Ma dentro, quella presenza silenziosa non mi lasciava.
Era come se stesse lì a ricordarmi che non tutte le emozioni si manifestano con un sorriso.
Alcune si chiudono a riccio.
Alcune… si difendono.
A fine spettacolo, come sempre, molte persone si avvicinarono.
C’era chi voleva ringraziarmi, chi voleva raccontarmi cosa aveva sentito.
Ci furono abbracci, parole belle, momenti di vera connessione.
E poi…
arrivò lei.
C’era chi voleva ringraziarmi, chi voleva raccontarmi cosa aveva sentito.
Ci furono abbracci, parole belle, momenti di vera connessione.
E poi…
arrivò lei.
Non era più un’ombra.
Era davanti a me, in piedi, dritta, lo sguardo infuocato.
Era davanti a me, in piedi, dritta, lo sguardo infuocato.
“Lei manipola le persone senza il loro consenso!”
La sua voce ruppe l’aria come una lama.
Le persone intorno tacquero. Alcuni si scostarono.
Lei no.
Continuò.
“Gioca con le emozioni. Le scava. Le muove. Senza chiedere permesso!”
Poi, con tono ancora più tagliente, mi domandò:
“Lei va oltre… oppure utilizza solo dei trucchi?”
La sua voce ruppe l’aria come una lama.
Le persone intorno tacquero. Alcuni si scostarono.
Lei no.
Continuò.
“Gioca con le emozioni. Le scava. Le muove. Senza chiedere permesso!”
Poi, con tono ancora più tagliente, mi domandò:
“Lei va oltre… oppure utilizza solo dei trucchi?”
Mi guardava come si guarda qualcosa che fa paura.
Come si guarda qualcosa che si vorrebbe capire… ma non si riesce.
Come si guarda qualcosa che si vorrebbe capire… ma non si riesce.
Le risposi con calma. Con sincerità.
“Lo dico all’inizio, sempre: uso tecniche di mentalismo. E quando necessario, illusionismo.
Ma se per ‘oltre’ intende andare oltre la superficie… allora sì. Ci vado.
Perché lì è dove vivono le cose vere. E non lo faccio per controllare. Lo faccio per connettermi.”
“Lo dico all’inizio, sempre: uso tecniche di mentalismo. E quando necessario, illusionismo.
Ma se per ‘oltre’ intende andare oltre la superficie… allora sì. Ci vado.
Perché lì è dove vivono le cose vere. E non lo faccio per controllare. Lo faccio per connettermi.”
Lei non si placava.
Il tono si alzava.
E poi disse una frase che mi trafisse più di tutte:
“Lei non sa cosa sia l’amore.”
Il tono si alzava.
E poi disse una frase che mi trafisse più di tutte:
“Lei non sa cosa sia l’amore.”
Sentii un silenzio pesante calare intorno a noi.
Le sue parole rimasero sospese.
Non c'era rabbia nelle mie. Solo verità.
Le sue parole rimasero sospese.
Non c'era rabbia nelle mie. Solo verità.
La guardai.
E le dissi solo questo:
“Lei parla di amore. Ma io, questa sera, ho parlato e vissuto con amore.
E adesso, mi sta mostrando l’opposto.
Con le sue parole.
Con il suo tono.
Con i suoi occhi.”
E le dissi solo questo:
“Lei parla di amore. Ma io, questa sera, ho parlato e vissuto con amore.
E adesso, mi sta mostrando l’opposto.
Con le sue parole.
Con il suo tono.
Con i suoi occhi.”
Si fece un attimo di silenzio.
Non tra di noi. Dentro di lei.
Non tra di noi. Dentro di lei.
Poi voltò le spalle e se ne andò.
Arrabbiata, sì.
Ma anche… scossa.
Qualcosa in lei si era incrinato.
Non sapevo se l’avrebbe mai ammesso. Ma l’avevo vista.
Avevo visto quel minuscolo istante di riflessione prima che si allontanasse.
Arrabbiata, sì.
Ma anche… scossa.
Qualcosa in lei si era incrinato.
Non sapevo se l’avrebbe mai ammesso. Ma l’avevo vista.
Avevo visto quel minuscolo istante di riflessione prima che si allontanasse.
Quella notte, tornando a casa, ripensai a lei.
E compresi qualcosa che ancora non avevo messo bene a fuoco.
E compresi qualcosa che ancora non avevo messo bene a fuoco.
Non tutti riescono ad accogliere ciò che sentono.
Non tutti sono pronti a guardare dentro.
E chi attacca, spesso… sta solo proteggendo qualcosa di ferito.
Non tutti sono pronti a guardare dentro.
E chi attacca, spesso… sta solo proteggendo qualcosa di ferito.
Essere un mentalista non significa indovinare pensieri.
Significa accogliere emozioni.
Anche quelle scomode. Anche quelle sorde.
Anche quelle che urlano rabbia, ma nascondono un bisogno.
Significa accogliere emozioni.
Anche quelle scomode. Anche quelle sorde.
Anche quelle che urlano rabbia, ma nascondono un bisogno.
Ogni volta che salgo sul palco, so che sto attraversando confini invisibili.
So che, per qualcuno, quell’incontro sarà solo intrattenimento.
Per altri, un risveglio.
Per altri ancora… uno specchio difficile da guardare.
So che, per qualcuno, quell’incontro sarà solo intrattenimento.
Per altri, un risveglio.
Per altri ancora… uno specchio difficile da guardare.
Ma io ci sarò.
Non per giudicare.
Non per smascherare.
Ma per restare.
Con rispetto.
Con presenza.
Con amore.
Non per giudicare.
Non per smascherare.
Ma per restare.
Con rispetto.
Con presenza.
Con amore.
Perché anche chi ci grida contro… ha solo bisogno di essere ascoltato.
Daniele Er
Non sono presenti ancora recensioni.
